Campagna romana tra realtà e immaginario: la rappresentazione di un paesaggio stratificato
Un paesaggio è sempre il risultato della somma, da un lato, di trasformazioni naturali e antropiche, e, dall’altro, delle letture e interpretazioni attribuitegli: per questo la sua rappresentazione oscilla sempre tra il “dentro” e il “fuori” la realtà o, meglio, tra la realtà e l'immaginario....
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Published: |
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2024-12-01
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Un paesaggio è sempre il risultato della somma, da un lato, di trasformazioni naturali e antropiche, e, dall’altro, delle letture e interpretazioni attribuitegli: per questo la sua rappresentazione oscilla sempre tra il “dentro” e il “fuori” la realtà o, meglio, tra la realtà e l'immaginario. Se ciascuno di questi fattori, oggettivi e soggettivi, informa e arricchisce lo spazio di una diversa impronta temporale, ciascun paesaggio si presenta come registrazione diacronica di più paesaggi che si sono succeduti nel tempo.
Di fronte a paesaggi antichi contraddistinti dalla condizione del palinsesto, si rivela necessario implementare le tecniche e i metodi per la rappresentazione, nel tentativo di esprimere tanto il carattere di stratificazione in essi insito, quanto la duplice natura, oggettiva e soggettiva, che connota la loro descrizione. Attraverso un esercizio grafico in due “atti”, questo contributo intende applicare questa tensione al paesaggio a lungo appellato come “campagna romana”, topos nella rappresentazione iconografica a partire dal Seicento.
Il territorio delle propaggini di Roma si offre come modello per l’indagine di paesaggi connotati analogamente dalla condizione del palinsesto, dimostrando come il disegno, grazie all’operazione di sintesi che gli è propria, costituisca un potente mezzo per indagare e descrivere la trasformazione dello spazio attraverso le fasi che in esso si sono sovrapposte e cancellate, nell’obiettivo di dare forma visibile al tempo.
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